ELEZIONI REGIONALI - 28-29 MARZO 2010 | CHIUDI |
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....E ORA SPAZIO ALLE PROPOSTE E AI PROGRAMMI |
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mercoledì 10 marzo 2010 |
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Boni: "la politica deve essere fatta tra la gente e per la gente" Ricorsi e controricorsi: nonostante il Tar abbia già decretato che i lombardi possono andare a votare esercitando il diritto di “scelta”, qualcuno non si dà pace e, invece di chiedere il confronto sui temi, preferisce passare le proprie giornate in qualche aula di tribunale e spulciare firme e moduli, confidando che laddove non arrivi la capacità di convincere gli elettori ci arrivi qualche cavillo burocratico a mettere fuori combattimento di nemici più difficili da battere. A qualcuno piace vincere facile? Evidentemente sì. Altro che spot pubblicitari: qui è tutto vero, con la sinistra abituata a scendere in piazza manifestando contro la maggioranza di governo che, a suo dire, monopolizza il potere, ora chiede di eliminare le liste dell’avversario. Proprio quella sinistra che si erge a paladina della democrazia, del diritto alla partecipazione e al coinvolgimento di tutto e tutti, avrebbe voluto che i lombardi si fossero trovati in mano una scheda con una sola opzione. Bella democrazia. Peraltro la decisione del Tar, che ha ritenuto pienamente proponibili ed ammissibili i ricorsi presentati, mette a tacere le polemiche nate dopo la decisione del Presidente della Repubblica di firmare il decreto, garantendo a tutti la libertà di voto, senza inficiare la consultazione regionale di fine marzo. Con che coraggio, ora, la sinistra continua nell’opera di delegittimare le liste dell’attuale maggioranza? Solo chi ha paura di perdere, desidera correre senza un vero confronto. Perché ora che il polverone è terminato, ogni partito e ogni lista si ritrovano dinanzi all’elettore che ha tutto il diritto di essere informato e di scegliere in base a programmi e progetti. Probabilmente il vero problema è che qualcuno non ha in mano né l’uno né l’altro. Ora è arrivato il tempo di confrontarsi sui programmi e su quello che davvero vogliono i lombardi per la loro regione. Il resto non conta. Le battaglie di piazza contro una o quell’altra lista lascia il tempo che trova. Eppure la sinistra dovrebbe già saperlo che la demonizzazione dell’avversario è un giochetto che non paga più, perché la politica deve essere fatta tra la gente e per la gente. In tutta sincerità dai politici di sinistra mi sarei aspettato maggiore serietà e dignità istituzionale e, dinanzi ad una legittima decisione assunta dal Tar - che non è figlia di una decisione o di una scelta politica -, mi sarei rimboccato le maniche e avrei pensato a lavorare per presentare un programma amministrativo per governare la nostra Regione. Così,almeno per il momento, non è stato. Noi intanto andiamo avanti, consapevoli di avere sempre fatto il bene della Lombardia, presentandoci ancora una volta a testa alta dinanzi ai lombardi. |
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VIA PADOVA: SOBILLATORI SEMPRE IN AGGUATO |
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giovedì 04 marzo 2010 |
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Boni: "potrebbero insegnare loro le regole di questo Paese" E adesso una tale "Associazione antirazzista e interetnica" ha lanciato un'assemblea pubblica a sostegno di una nuova manifestazione in Via Padova. Iniziative di questo tipo, servono solo a sobillare disordine e caos, spingendo gli stranieri di Via Padova a schierarsi contro il Paese che li sta ospitando. Il fatto che vi siano associazioni chiaramente di sinistra che strumentalizzano il grave problema legato alla regolamentazione dei flussi migratori, solo per aizzare gli extracomunitari convincendoli che questa città sia razzista, è assolutamente deleterio e danneggia non solo il capoluogo lombardo ma anche tutti i cittadini onesti di via Padova. Credo che manifestazioni di questo tipo siano lontane anni luce dallo portare un briciolo di integrazione in questa città perché, al contrario, mettono ulteriori barriere con i residenti della zona, che hanno solo la colpa di chiedere il rispetto delle regole. Invece di organizzare assemblee pubbliche, queste associazioni farebbero meglio ad insegnare agli stranieri le leggi vigenti in Italia, così come le nostre tradizioni e la nostra cultura. Solo così potremmo iniziare a parlare di integrazione in maniera seria… |
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CASE POPOLARI: STOP ALL'ABUSIVISMO, SI' A CRITERI PIU' EQUI |
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giovedì 04 marzo 2010 |
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Boni: "basta ai quartieri ghetto" Tra le varie piaghe che affliggono i quartieri milanesi di edilizia pubblica e non, un triste primato spetta non solo alle occupazioni abusive e senza titolo, ma anche a tutta una serie di alloggi che vengono affittati o subaffittati in nero, senza rispettare le leggi che già oggi vietano all'assegnatario il subaffitto e impongono al proprietario di casa di denunciare al Commissariato di zona tutti coloro che risiedono nel suo immobile. Una regola tanto semplice quanto disattesa: in Via Padova, Via Imbonati o anche a San Siro e a Lorenteggio, ci sono cittadini stranieri, diventati proprietari di alloggi ex-Aler, che oggi ospitano in subaffitto connazionali disposti a vivere in dieci in 50 mq. Per questo sarebbe utile estendere anche ad altre situazioni il provvedimento che il Tavolo per la Sicurezza ha recentemente deciso di adottare su viale Padova: incrociare i dati su chi è proprietario di alloggi e chi in quegli alloggi risiede affidandosi non solo agli amministratori di condominio ma soprattutto ad un'azione costante di Comune, Questura e Ufficio del catasto. Così diventa possibile avviare, in maniera graduale ma sistematica, una fase di controllo sui proprietari degli alloggi e su chi vi abita, in modo da decidere le azioni più opportune da intraprendere. E’ chiaro, così come ha stabilito la legge voluta da Maroni, che se il proprietario, italiano o straniero che sia, affitta o subaffitta a clandestini, questo deve essere perseguito penalmente e il clandestino rimpatriato immediatamente. Dobbiamo infatti evitare la creazione di quartieri ghetto, evitando che le persone non più in grado di pagare l’affitto causino degrado all’intero condominio. Occorre fin da subito che le istituzioni locali programmino soluzioni per evitare il degenerare del degrado e per velocizzare i tempi di una trasformazione sociale dei quartieri a rischio. Resta evidente come occorra mettere mano al sistema di accesso alle case popolari: se grazie al requisito della residenzialità si è prodotto un parziale riequilibrio nei numeri delle graduatorie sulla presenza di italiani e stranieri, ancora così non è sulle effettive assegnazioni. Oggi le poche assegnazioni privilegiano solo chi ha un ISEE vicino allo zero e le famiglie numerose, sostanzialmente straniere: nei fatti i lavoratori milanesi con reddito medio-basso sono esclusi dalla possibilità reale di una casa popolare. Occorre pertanto realizzare un programma di mix sociale che col sistema delle quote nelle assegnazioni dia risposte a tutti i cittadini favorendo così anche una vera integrazione per chi davvero la vuole. Infine Milano non può continuare ad avere diverse migliaia di alloggi pubblici sfitti quando il bisogno casa dei milanesi è così drammatico: recuperare gli alloggi è il primo dovere, velocizzare le modalità di assegnazione il secondo. Altrettanto non è sufficiente sgomberare il delinquente dall'alloggio occupato abusivamente, se poi quell'alloggio viene tenuto sfitto: è doveroso riassegnarlo immediatamente alle famiglie e ai lavoratori onesti che stanno in graduatoria. |
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