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UNA SCOSSA E POI IL BUIO
marted́ 07 aprile 2009

Boni: "il terremoto in Abruzzo una tragedia nazionale"

 

 

Un boato e poi il nulla. Il buio totale, che sa rendere ancora più scure quelle notti che sembrano essere così identiche fra loro. E invece questa non è stata la solita notte, perché per molte persone i ricordi si sono fermati alla domenica appena trascorsa, con i pensieri, i desideri e le preoccupazioni già rivolti alla nuova settimana ormai alle porte, con i bambini che già aspettavano ansiosi le vacanze di Pasqua. La settimana Santa si è aperta purtroppo in questo modo, con un terremoto che in pochi attimi ha spazzato via tutto questo, lasciando che polvere e macerie prendessero il posto di case, chiese ed edifici. Un silenzio spettrale, rotto solo dalle prime sirene e dalle grida di aiuto. Un sisma fortissimo, di magnitudo 6,7 della scala Richter ha così colpito non solo la città dell’Aquila, ma l’intera Penisola. Un bilancio da brividi, che sicuramente sarà destinato ad aggravarsi di ora in ora e che rende l’idea di quale tragedia ci abbia colpito. Impossibile non pensare a quante altre volte la terra ha tremato, causando danni rilevanti a cose e persone. Nella mente il triste episodio che vide la morte di alcuni bambini nel 2002, quando in Puglia crollò una scuola a seguito di violente scosse sismiche. Qualche anno fa, nel 2004, la Lombardia fu teatro di un terremoto con Magnitudo 5,2, che danneggiò numerose abitazioni contando anche migliaia di sfollati. Una scia tragica, che mostra come la terra possa diventare matrigna nel momento in cui meno te lo aspetti. Come tutti i fatti drammatici, anche in questo caso si scateneranno numerose polemiche e inizierà la caccia al “colpevole”, - se mai ve ne fosse uno - perché il punto è chiarire se realmente un sisma così forte poteva essere previsto dalle apparecchiature più avanzate. Chissà. Il fatto cruciale è che le mille parole che investiranno il luogo del sisma, dovranno servire a comprendere in che modo le istituzioni possano intervenire per limitare i danni causati da una natura che più di una volta, e l’abbiamo visto anche con frane e smottamenti riguardanti il nostro versante alpino, spazza quanto l’uomo ha costruito. Lo stesso invito che fece qualche tempo fa il Governo a mettere in sicurezza le scuole, non deve essere sottovalutato. Perché è compito dell’amministrazione pubblica provvedere affinché gli edifici pubblici, alcuni dei quali molto vecchi, siano sinonimo di “solidità”, educando nel contempo la comunità ad un controllo maggiore delle proprie case, in particolare quelle ubicate in zone soggette a rischio sismico, e ad utilizzare materiali che meglio sopportino i movimenti sismici.

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PIANO CASA
venerd́ 03 aprile 2009

PIANO CASA - PIANO EDILIZIA

 

 

I PUNTI CHIAVE DELL'INTESA Governo-Regioni:

 

- aumenti volumetrici del 20% per abitazioni uni e bifamiliari (abitazioni fino a 1.000 metri cubi), a patto che siano usate tecniche di bioedilizia o risparmio energetico

 

- possibilità di demolizione e ricostruzione con aumento volumetrico fino al 35% con l'uso di tecniche di bioedilizia e risparmio energetico

 

- tutto ciò riguarderà solo l'edilizia residenziale fuori dai centri storici e dalle aree protette, sanno inoltre le Regioni a valutare le zone e i beni all'interno del proprio territorio

 

- gli interventi avverranno nel rispetto della programmazione urbanistica regionale e delle diverse competenze dei livelli istituzionali del territorio

 

- governo e regioni si impegneranno ad avviare uno studio di fattibilità sulle misure da adottare a sostegno dell'edilizia residenziale pubblica e degli affitti. Nell'accordo non sono previste risorse aggiuntive del Governo a sostegno dell'edilizia popolare

 

 

 
LIBIA E IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
venerd́ 03 aprile 2009

Boni: "giusto che i cambiamenti siano attuati fino in fondo"

 

Chi pensava che dopo l’introduzione del decreto sicurezza, dopo la facoltà data ai sindaci di emettere ordinanze sul proprio territorio, dopo la presentazione del disegno di legge sulla sicurezza, e le relative polemiche alimentate da qualche franco tiratore, si spegnessero i riflettori sulla questione sicurezza, si dovrà ricredere. Finiti i tempi in cui i Ministri restavano sull’onda mediatica per qualche mese, per poi tornare nell’anonimato, qualcuno della vecchia guardia politica sta realizzando solo ora che il Ministro dell’Interno fa davvero sul serio. Come? Perché superata con piglio fermo la bufera sulla necessità di avere nuovi Cie – Centri di Identificazione ed Espulsione - sul territorio nazionale e sul diritto concesso ai medici di denunciare i clandestini, ora la “cura Maroni” prosegue nella sua applicazione. Perché le rivoluzioni del sistema Italia non vanno fatte per metà e poi richiuse in un cassetto. La loro buona riuscita consiste nel battere il ferro giorno dopo giorno, con la stessa intensità. E quindi, nel più classico spirito pragmatico, il Ministro dell’Interno annuncia che, con l’entrata in vigore degli accordi con la Libia sul pattugliamento congiunto delle coste, gli sbarchi cesseranno il prossimo 15 maggio. Sappiamo bene che non sarà una passeggiata e che il percorso non è in discesa, perché mentre l’Italia è decisa a collaborare, la buona volontà dello Stato libico sarà messa alla prova. L’obiettivo è comunque importante. Indubbiamente senza la creazione dei Cie, le probabilità di trovare a spasso sul territorio nazionale migliaia di clandestini con in tasca il foglio di via, ancora piegato come fosse nuovo, si sarebbero alzate notevolmente. Non possiamo però scommettere sulla pelle degli italiani. La stessa Milano sta pagando a caro prezzo anni di immobilismo e la mancanza di decisioni forti a livello nazionale sul tema immigrazione. Migliaia di espulsioni notificate e di fatto mai eseguite, con i dati che certificano la presenza in città di 40 mila clandestini e 185 mila stranieri residenti. Mentre in Provincia di Milano gli irregolari raggiungono quota 150 mila. Una follia. Per non parlare poi, in tema di sicurezza, di quanto sta accadendo con la presenza degli accampamenti nomadi sul territorio. Certo che se quando vengono effettuati gli sgomberi, quando vengono identificati ed espulsi i clandestini e quando i militari vengono inviati nelle zone calde della città, c’è sempre qualche esponente politico che accusa il governo di volere militarizzare il Paese, allora forse dobbiamo riflettere sul fatto se davvero tutti gli italiani intendano o meno cambiare il sistema. Il fatto di avere stanziato più fondi per la sicurezza rispetto anche al 2006, arrivando per quest’anno alla cifra di 7,4 mld, sottolinea che l’impegno è serio.

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